Parla dal carcere

Lavitola dal carcere: «Pentito per Ranucci, fu una scelta mia»

La difesa riferisce che Ranucci avrebbe sottovalutato la minaccia ricevuta prima dell’attentato di Pomezia.

Lavitola dal carcere: «Pentito per Ranucci, fu una scelta mia»

Dopo un colloquio durato circa tre ore nel carcere di Rebibbia, l’avvocato Arturo Cola ha riferito le condizioni psicologiche e le dichiarazioni del suo assistito, l’imprenditore Valter Lavitola. Il legale ha spiegato che l’uomo sta attraversando una fase particolarmente difficile ed è profondamente pentito per avere coinvolto, con le proprie decisioni, persone a lui legate da affetti profondi: Gomes, che considera come un figlio, e il giornalista Sigfrido Ranucci, paragonato invece a un fratello.

Cola ha ribadito la piena ed esclusiva responsabilità di Lavitola per la vicenda dell’attentato, precisando che si sarebbe trattato di un’iniziativa completamente autonoma. In merito ai presunti allarmi, lanciati circa un mese e mezzo prima dell’esplosione della bomba di Pomezia e mai comunicati da Ranucci agli inquirenti, la difesa ha riferito che, secondo l’imprenditore, il giornalista avrebbe minimizzato la minaccia, affrontandola con superficialità.