«Mi è rimasto addosso un senso di sgomento. Non lo denunciai, ma qualcosa dentro di me si è spezzato». È quanto racconta all’ANSA Angela Camuso, giornalista e scrittrice, dopo aver riferito in una lettera pubblicata dal quotidiano Il Tempo di alcune «avance» ricevute da Sigfrido Ranucci nelle ore e nei giorni successivi a un colloquio di lavoro.
L’incontro si era svolto nel 2018 nella sede Rai di via Teulada, a Roma, per una possibile collaborazione con Report. Camuso, già autrice di libri e collaboratrice di diverse testate, spiega di non essersi aspettata un comportamento simile da Ranucci, anche in considerazione del ruolo che ricopriva alla guida della trasmissione e della reputazione di cui godeva.
«Non era la prima volta che qualcuno ci provava, ma da lui non me l’aspettavo», racconta la giornalista, ricordando di aver lavorato anche con Milena Gabanelli. A suo dire, quella vicenda ha incrinato la fiducia che riponeva nel futuro: «Nessuno metteva in dubbio la sua rettitudine. È come se mi fosse crollato il mondo addosso».
Camuso riferisce che, dopo il colloquio di lavoro, sostenuto a mezzogiorno, nella serata Ranucci avrebbe iniziato a inviarle messaggi personali. Tra le frasi citate ci sono «come stai in forma nella foto del profilo», «un bacio», «i tuoi occhi luminosi» e «sei la cosa più bella che ho visto nella mia giornata di merda». «Ero lì con il mio curriculum, i miei reportage e i miei libri: questo non va bene», sottolinea.
Secondo la giornalista, l’atteggiamento sarebbe cambiato quando lei propose di incontrarsi nel pomeriggio, anziché in tarda serata, per mostrargli i propri servizi video e fargli leggere i suoi articoli. «Da quel momento ha cominciato a rimandare gli appuntamenti con varie scuse», afferma, sostenendo di aver capito che il suo interesse non riguardava le qualità professionali. Camuso definisce quindi Ranucci, dal suo punto di vista, un «predatore».
La giornalista racconta inoltre di aver ricevuto reazioni molto diverse dopo la pubblicazione della lettera: «Vedo solidarietà, ma anche commenti orribili». Respinge in particolare le accuse di essere stata «pappa e ciccia» con Ranucci quando lo invitò alla rassegna Schermi di piombo, da lei curata e condotta a Roma.
Camuso precisa di aver invitato alla manifestazione persone appartenenti a schieramenti politici diversi, comprese figure con cui non condivideva le idee e che non necessariamente stimava. «Non significa avere rapporti personali o approvare ciò che pensa un ospite», chiarisce.
Spiegando perché nel 2018 non presentò denuncia, la giornalista parla di una condizione di inferiorità e della speranza che le avances cessassero, così da poter lavorare. «Forse un complimento non è una molestia, ma sicuramente si tratta di un abuso di potere e credo che sia una violazione del codice etico della Rai», afferma.
Camuso ha scelto di parlare ora per rendere pubblica la propria versione dei fatti e, dice, per far conoscere «chi è l’uomo Ranucci». La giornalista aggiunge che, quando contattò il direttore de Il Tempo Daniele Capezzone per consegnargli la lettera, «certo non mi ha risposto dicendomi che sono bella».