La redazione si stringe con dolore e commozione alla famiglia di Giovanni Roberti, scomparso dopo aver affrontato con grande dignità la malattia. Il gruppo editoriale e televisivo perde un protagonista delle proprie trasmissioni e, soprattutto, un amico sincero, capace di trasmettere sensibilità ed entusiasmo.
Giovanni aveva conquistato il pubblico con la partecipazione al programma «Finalmente è…», con le apparizioni al Festival Italia in Musica e con la presenza in numerosi programmi sportivi. Ex poliziotto, lascia la moglie e due figli. A loro e a tutte le persone che gli sono state vicine vanno l’abbraccio affettuoso della redazione e del personale della rete.
Il cordoglio del Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, accompagna quello dell’intera comunità. La Fondazione esprime profondo dolore per la scomparsa del Cavaliere Giovanni Roberti, insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e componente della stessa organizzazione.
Roberti aveva dedicato una parte importante della sua vita al servizio dello Stato e della Polizia di Stato. Per decenni aveva lavorato nella Questura di Roma, maturando una lunga esperienza nella Sala Operativa, ambiente nel quale sono essenziali professionalità, prontezza nelle decisioni, equilibrio e senso di responsabilità.
Quella esperienza aveva segnato il suo cammino professionale anche dopo il pensionamento, quando aveva continuato a mantenere rapporti con i colleghi e con la comunità della Polizia. Nel corso della carriera aveva dimostrato coraggio e spirito di servizio.
Nel 2002, a Roma, era intervenuto durante una situazione di estremo pericolo: un uomo si era barricato in un appartamento minacciando di fare esplodere una bombola di gas. Dopo una lunga trattativa, Giovanni Roberti era riuscito a immobilizzarlo, scongiurando conseguenze più gravi. Per quell’azione aveva ricevuto un attestato di pubblica benemerenza al merito civile.
Alla professione aveva affiancato una forte attenzione per la storia e la memoria della Polizia di Stato. Era stato Consigliere nazionale dell’Associazione Giovanni Palatucci, partecipando alle attività culturali e alle iniziative dedicate al funzionario di Polizia riconosciuto da Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni.
Per Roberti la memoria non rappresentava soltanto uno sguardo sul passato, ma anche uno strumento per trasmettere valori. Aveva quindi preso parte a incontri e iniziative culturali rivolti soprattutto ai giovani, contribuendo a far conoscere la figura di Palatucci e i principi etici e civili legati alla sua testimonianza.
Accanto all’impegno istituzionale, Giovanni era una persona curiosa e vivace, interessata a mondi diversi e capace di stabilire relazioni con naturalezza. Questa inclinazione lo aveva portato anche nel settore della comunicazione e della televisione. Con il personaggio del «Tuttologo Dottor Gio’» era stato protagonista di trasmissioni e iniziative televisive, anche su Lazio TV, mettendo in campo ironia, capacità di dialogo e una curiosità inesauribile.
La varietà dei suoi interessi emergeva anche nel rapporto con la Fondazione Insigniti OMRI, di cui era membro e alle cui attività partecipava con convinzione. Tra gli appuntamenti più recenti figura quello del 22 giugno 2026, quando aveva preso parte, insieme alla delegazione della Fondazione, al convegno nella Sala Koch del Senato della Repubblica dedicato al riconoscimento della dignità costituzionale del Canto degli Italiani.
Quella presenza assume oggi un valore particolare. Uomo della Polizia di Stato e custode della memoria dell’Istituzione, Giovanni aveva scelto di partecipare a un’iniziativa dedicata ai simboli della Repubblica e ai valori costituzionali che rappresentano. Il suo impegno nella Fondazione si inseriva così nel percorso di una vita fondata su servizio, memoria, cultura e partecipazione civile.
Il Prefetto Tagliente affida inoltre alle sue parole un ricordo personale. Mercoledì 5 agosto era andato a trovare Giovanni all’Ospedale San Filippo Neri. Nonostante la voce flebile, Roberti era lucido e i due avevano parlato a lungo, tornando agli anni trascorsi insieme nella Sala Operativa della Questura di Roma.
Giovanni ricordava con precisione episodi, situazioni e dettagli delle tante notti di lavoro condivise. Tra le tre e le quattro del mattino, quando il carico di attività diminuiva, riuscivano a ritagliarsi momenti di confronto sulle questioni professionali, in particolare sulla pratica di polizia giudiziaria e sulle nuove norme processuali.
Il lavoro in Sala Operativa richiedeva infatti una preparazione molto ampia, non limitata alla ricezione e allo smistamento delle richieste d’intervento. Gli operatori dovevano conoscere il diritto penale e processuale e possedere anche competenze e sensibilità di tipo civile, psicologico e sociologico.
Dalla Sala Operativa era necessario fornire in tempo reale indicazioni e direttive agli equipaggi delle Volanti impegnati nel pronto intervento. Ogni situazione poteva presentare aspetti differenti e imporre decisioni immediate, corrette sul piano operativo e rispettose delle procedure.
Nei momenti di relativa calma, Roberti e i colleghi organizzavano vere conversazioni tematiche con gli operatori, approfondendo le procedure e le modalità di coordinamento degli interventi delle Volanti. Quelle pause notturne erano, in realtà, occasioni di aggiornamento e formazione.
In quel ricordo si riflette una concezione rigorosa del lavoro: chi opera in prima linea deve essere preparato, aggiornato e messo nelle condizioni di prendere decisioni corrette nel momento dell’azione. La conversazione del 5 agosto potrebbe così essere stata, senza che nessuno lo sapesse, l’ultimo confronto su quelle notti, sul lavoro, sulla Polizia e sul significato del servizio.
Giovanni Roberti lascia il ricordo di un uomo fedele alla Polizia di Stato, capace di attraversare molte stagioni della vita professionale e civile senza smarrire il valore della competenza, l’attenzione alla memoria e la curiosità verso il mondo. La Fondazione Insigniti OMRI si stringe alla famiglia, ai suoi cari e a tutti coloro che gli sono stati vicini, custodendo con gratitudine la sua lunga testimonianza di servizio.