La polemica

Ranucci-Capezzone, scontro sul ruolo del fratello Daniele

Ranucci difende il fratello Daniele e replica alle accuse del quotidiano. Capezzone: il suo post conferma la sostanza dell’inchiesta.

Sigfrido Ranucci replica su Facebook all’articolo pubblicato in prima pagina da Il Tempo, diretto da Daniele Capezzone e intitolato “Sigfrido & Famiglia”. Il conduttore di Report definisce il pezzo l’ennesimo “articolo di fango” del quotidiano del Gruppo Angelucci, ricordando che il parlamentare della Lega di Matteo Salvini aveva chiesto pochi giorni fa il suo allontanamento dalla Rai.

Secondo Ranucci, l’articolo conterrebbe una decina di affermazioni false in dieci righe e sarebbe stato realizzato dopo un’analisi del suo passato e di quello della sua famiglia. Il giornalista spiega di essere intervenuto per tutelare la dignità del fratello Daniele, appartenente alla Guardia di finanza e quindi impossibilitato a parlare senza autorizzazione.

Il quotidiano ricostruisce il percorso professionale di Daniele Ranucci, sostenendo che, mentre il fratello conduceva inchieste su mafia, criminalità organizzata, politica e apparati dello Stato, lui lavorava nella Commissione parlamentare antimafia come appartenente alla Guardia di finanza. Per oltre dieci anni, scrive Il Tempo, sarebbe stato assegnato all’archivio riservato della Commissione, a Palazzo San Macuto.

Il giornale pone quindi alcune domande: le autorità competenti furono informate del rapporto di parentela? Vennero adottate limitazioni nell’accesso ai fascicoli? Fu segnalata formalmente la situazione al Comando generale della Guardia di finanza? Il Tempo ricorda inoltre che Daniele Ranucci presta oggi servizio presso l’Autorità nazionale anticorruzione, organismo dal quale Report ha tratto in passato spunti per le proprie inchieste.

Nella sua replica, Sigfrido Ranucci precisa che il fratello non è mai stato responsabile dell’archivio e che non è un ufficiale, ma un sottufficiale. Aggiunge che Il Tempo avrebbe omesso i suoi incarichi con Pisanu, nella XVI legislatura, e con Colosimo, nella XIX legislatura, durato un anno e mezzo.

Ranucci sostiene inoltre che, durante quelle legislature, dall’archivio non sarebbe mai uscita alcuna notizia classificata. A suo dire, presidenti, consiglieri parlamentari, ufficiali di collegamento e comandanti sarebbero stati informati, anche per iscritto, della parentela. Il giornalista ricorda poi di aver già parlato del fratello nella trasmissione “La Confessione” di Peter Gomez.

Secondo Ranucci, Daniele avrebbe informato anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, l’ufficiale di collegamento, il proprio comandante e il portavoce del presidente dell’Anac. In 35 anni di carriera, aggiunge, non avrebbe mai scelto né il reparto né l’incarico, ricevendo invece rispetto, apprezzamento ed encomi.

Il conduttore invita infine Capezzone, se intende contribuire alla verità e all’interesse pubblico, a indagare sul mandato in base al quale il fratello sarebbe stato trasferito dalla Commissione antimafia. “Questo dovevo all’onore della mia famiglia e alla storia di Daniele”, conclude, sostenendo che il fratello paghi soltanto il fatto di essere suo parente.

Daniele Capezzone replica definendo il post di Ranucci, al netto degli attacchi rivolti a Il Tempo, all’editore, ai colleghi e al direttore, una sostanziale conferma di quanto pubblicato sul lavoro del fratello in un passaggio delicato della Commissione antimafia.

Capezzone osserva che l’affermazione secondo cui nessuna carta o informazione sensibile sarebbe mai uscita dall’archivio non modifica la notizia. Il direttore cita quindi tre temi affrontati dal quotidiano negli ultimi giorni: i costi di Report, i comportamenti ritenuti inappropriati di Ranucci verso una collega e il ruolo del fratello in un’istituzione della Repubblica.

L’unica imprecisione ammessa da Capezzone riguarda la qualifica professionale: Daniele Ranucci sarebbe un sottufficiale e non un ufficiale della Guardia di finanza. Il direttore conclude invitando il conduttore ad abituarsi all’idea che anche altre testate possano realizzare inchieste: “Il Tempo le fa e le farà”.