Non si terrà prima della prossima settimana l’interrogatorio sollecitato dai quattro componenti della banda che il 16 ottobre dello scorso anno collocò un ordigno rudimentale davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci, a Pomezia, in provincia di Roma.
Nei giorni scorsi i legali dei quattro, detenuti in carcere dal 30 giugno scorso, hanno scritto ai pm della Dda di piazzale Clodio per chiedere che i loro assistiti vengano ascoltati alla luce degli ultimi sviluppi dell’inchiesta, culminati nell’arresto di Valter Lavitola. L’ex editore ha confessato di essere il mandante dell’azione dinamitarda.
L’atto istruttorio non è ancora stato fissato, così come l’udienza davanti al tribunale del Riesame. In quella sede Lavitola ha annunciato di voler rendere dichiarazioni spontanee, potenzialmente legate sia al movente sia al tipo di “mandato” affidato ai quattro, tutti originari dell’Avellinese, per l’attentato al conduttore di Report.
Durante la lunga confessione resa al gip il 12 agosto scorso, Lavitola ha spiegato di aver incaricato il suo factotum, il cittadino camerunese Gomes Tavares, di trovare gli esecutori e di realizzare un’azione dimostrativa. “Non ho chiesto di piazzare un ordigno – avrebbe sostanzialmente dichiarato – ma di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della villetta”.
Dopo l’esplosione, tuttavia, l’indagato non avrebbe contestato la modalità scelta, ritenendo l’ordigno comunque “efficace” per conseguire il risultato prefissato: ottenere un rafforzamento della scorta assegnata a Ranucci.
Non si esclude che i quattro possano fornire agli investigatori ulteriori elementi su quanto riferito loro da Gomes, che al momento risulta ancora latitante.
Sul versante investigativo, entro i primi giorni di settembre potrebbe concludersi l’esame del cellulare e del computer sequestrati a Lavitola il 10 agosto, giorno del suo arresto. I risultati dell’analisi dei dispositivi elettronici potrebbero spingere gli inquirenti a programmare nuove audizioni.
Tra i primi a essere riascoltati potrebbe esserci proprio Ranucci, già sentito come persona informata sui fatti dopo l’arresto della banda.