Decisione del Tar

Lazio, il Tar conferma il calendario venatorio 2026/2027

Respinta la richiesta di sospensione contro il calendario venatorio del Lazio per la stagione 2026/2027.

Lazio, il Tar conferma il calendario venatorio 2026/2027

Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione quinta, ha respinto la richiesta di sospensione presentata contro il decreto firmato dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il 15 giugno 2026. Il provvedimento riguarda il Calendario venatorio 2026/2027 e tutti gli atti collegati. Nel procedimento si erano costituite la Regione Lazio e la Federazione Italiana della Caccia.

Il presidente nazionale della , Massimo Buconi, ha definito la decisione un ulteriore risultato concreto a favore dei cacciatori italiani, questa volta del Lazio. Secondo Buconi, l’esito conferma l’impegno costante della Federazione per garantire la corretta applicazione della normativa.

Nell’ordinanza, il Tar ha spiegato che la richiesta cautelare non presenta sufficienti elementi di fondatezza, soprattutto sotto il profilo del fumus boni iuris. Non sarebbe stata dimostrata né l’illegittimità dell’azione amministrativa né l’inverosimiglianza della calendarizzazione faunistico-venatoria per la stagione 2026/2027. Il tribunale ha inoltre ricordato che l’onere della prova spetta alle associazioni naturalistiche ricorrenti, come stabilito di recente dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 6600 del 24 agosto 2026.

Per il Tar, non è sufficiente il solo fatto che il calendario si discosti dal parere dell’Ispra, che è obbligatorio ma non vincolante. Buconi ha sottolineato proprio il richiamo alla recente pronuncia del Consiglio di Stato, che aveva accolto integralmente l’appello presentato da Federcaccia e fissato principi di diritto ritenuti fondamentali.

Il presidente della Fidc ha ricordato che l’associazione aveva già evidenziato come quella sentenza avrebbe potuto produrre effetti positivi sulla stesura dei futuri calendari venatori e sui contenziosi ancora aperti. A suo giudizio, non si trattava né di una vanteria né di una strategia per promuovere nuove adesioni, ma della conferma concreta che la Federazione considera prioritari la tutela della caccia e la difesa dei cacciatori, senza distinzioni legate a bandiere o tessere.