DOPO IL RECUPERO

Porto Fluviale, assegnate 48 nuove case popolari

Terminati i lavori nell’ex caserma di Ostiense: 54 alloggi, spazi condivisi e una nuova piazza pubblica per il quartiere.

Porto Fluviale, assegnate 48 nuove case popolari

Si è conclusa la riqualificazione dell’ex caserma di via del Porto Fluviale, nel quartiere Ostiense. L’intervento di rigenerazione urbana, realizzato da Roma Capitale con risorse del PNRR, ha portato alla consegna delle chiavi a 48 famiglie assegnatarie su un totale di 54 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica.

L’edificio, occupato dal 2003 e liberato nel giugno 2024 per permettere l’apertura del cantiere, è stato interessato da lavori per un valore complessivo di 13,2 milioni di euro. Il progetto ha previsto il restauro conservativo, l’adeguamento strutturale e degli impianti, l’efficientamento energetico, la realizzazione degli appartamenti e il recupero degli spazi condivisi.

In ogni piano sono stati ricavati ambienti comuni e anche il terrazzo sarà accessibile agli abitanti. Il cortile interno verrà invece trasformato in una piazza pubblica, con la funzione di collegare la zona residenziale alle attività ospitate al piano terra.

Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore al Patrimonio e alle politiche abitative Tobia Zevi, l’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini, l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, l’assessora alle Attività produttive Valeria Baglio, l’assessore alle Periferie Pino Battaglia, il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e Luca Montuori, ex assessore della giunta M5S che aveva avviato il progetto.

Gualtieri ha definito Porto Fluviale un esempio di rigenerazione urbana capace di incidere non soltanto sugli spazi, ma anche sulla costruzione di una comunità. Il sindaco ha sottolineato la funzionalità degli alloggi, l’assenza del gas, l’utilizzo di pannelli solari e il funzionamento completamente elettrico dell’edificio, che raggiunge una classe energetica elevata nonostante risalga all’inizio del Novecento. La presenza di case e spazi sociali condivisi, ha aggiunto, favorisce l’incontro tra gli abitanti e la diversità sociale.

Il primo cittadino ha indicato l’intervento come un modello da replicare, reso possibile dal federalismo demaniale e culturale che ha consentito di trasferire l’immobile a Roma Capitale. Gualtieri ha ringraziato il ministero della Cultura e il Demanio, auspicando altre operazioni analoghe: il recupero dell’edificio, secondo il sindaco, mostra la differenza tra il semplice possesso di una casa e la creazione di un vero contesto di abitare e di comunità.

Per Tobia Zevi si è trattato di un cantiere complesso, affrontato con particolare attenzione e cura. L’assessore ha individuato tre fattori alla base del risultato: la valorizzazione del patrimonio pubblico, la rigenerazione degli immobili e il confronto tra istituzioni e comunità. L’ex magazzino è stato così trasformato in abitazioni popolari, grazie anche alla partecipazione di un territorio capace di cambiare e accogliere.

Secondo Pino Battaglia, con la consegna degli appartamenti di Porto Fluviale RecHouse la città ha recuperato un edificio storico a lungo degradato, trasformandolo in case, servizi e spazi pubblici. L’intervento ha riportato l’edilizia residenziale pubblica nel cuore di Roma, in una fase in cui il centro rischia di perdere abitanti e relazioni. La comunità che negli anni aveva sviluppato attività ed esperienze sociali non è stata allontanata, ma coinvolta nella trasformazione e nella gestione degli spazi comuni.

Battaglia ha evidenziato inoltre che il progetto dimostra come le istituzioni possano affrontare anche situazioni complesse senza cancellare quanto costruito dalle persone. Per l’assessore alle Periferie, Porto Fluviale unisce il recupero dell’immobile, il diritto all’abitare e la dimensione comunitaria.

Maurizio Veloccia ha ricordato i numerosi passaggi che hanno accompagnato la rigenerazione: il conferimento del bene a Roma Capitale, il trasferimento temporaneo delle 54 famiglie interessate e il lungo confronto con gli abitanti e tra i diversi assessorati. L’ex caserma è stata messa in sicurezza e riaperta al quartiere con alloggi Erp, funzioni sociali e culturali, spazi di aggregazione e una nuova piazza pubblica.

L’assessore all’Urbanistica ha indicato l’esperienza come un possibile modello per affrontare il diritto alla casa attraverso il recupero del patrimonio pubblico e il coinvolgimento delle comunità, superando questioni rimaste irrisolte per anni con soluzioni concrete.

Valeria Baglio ha infine sottolineato il valore della continuità amministrativa e l’impiego delle risorse pubbliche ed europee. A suo giudizio, Porto Fluviale mostra come gli investimenti possano generare non solo nuovi spazi e funzioni, ma anche opportunità, relazioni e una migliore qualità della vita.