Computer, telefoni cellulari e documenti sono stati acquisiti e sono ora esaminati dagli investigatori per individuare tutte le persone che avrebbero contribuito a creare e diffondere fake news potenzialmente in grado di «alterare il prezzo delle azioni della SS Lazio Spa».
Gli inquirenti intendono inoltre verificare l’eventuale presenza di movimenti anomali sul titolo del club. Entra così nel vivo l’indagine sul presunto piano volto a spingere Claudio Lotito a vendere la Lazio.
L’inchiesta non si concentrerebbe soltanto sui cosiddetti colletti bianchi. L’attenzione è rivolta anche ad alcune frange della tifoseria biancoceleste, che potrebbero avere agito in collegamento con gli indagati.
È già in corso, infatti, un procedimento parallelo della Direzione distrettuale antimafia di Roma, orientato a ricostruire pressioni e interessi economici nel mondo ultrà laziale. Per questo non si esclude che, dopo le perquisizioni eseguite nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato dell’istituto Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani, il materiale analizzato nelle prossime settimane venga confrontato con gli esiti di altri accertamenti svolti nei mesi scorsi sul tifo organizzato degli aquilotti.
Gli ultimi sviluppi prendono le mosse dall’indagine avviata nel 2025 dopo la denuncia presentata dal senatore Lotito, che da tempo riceveva lettere e insulti sui social. A far scattare l’esposto fu anche la comparsa, a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, nei pressi di un ufficio di Forza Italia, di uno striscione con la scritta «Forza Italia: Libera la Lazio».
Nel frattempo è cominciata l’acquisizione dei dispositivi elettronici degli indagati. Ai pm viene contestato il reato di manipolazione del mercato, cioè un’attività di aggiotaggio realizzata attraverso la diffusione di «notizie false» con l’obiettivo di provocare una sensibile variazione del valore delle azioni della società quotata SS Lazio Spa.
L’indagine principale era stata avviata nel 2024 e, nel dicembre scorso, aveva già portato all’iscrizione di cinque persone. Secondo il capo d’imputazione, Masi, Maiolini e Bisignani, «agendo in concorso tra loro e con terzi», avrebbero contribuito moralmente alla diffusione, tramite social network o la testata «Millenovecento», e sia moralmente sia materialmente, attraverso il quotidiano «Il Tempo», al quale collabora Bisignani, di informazioni false.
Le notizie avrebbero riguardato una presunta imminente cessione da parte di Lotito del pacchetto azionario di controllo della Lazio, la situazione di dissesto delle società a lui riconducibili e la volontà di far retrocedere deliberatamente la squadra in una categoria inferiore per ottenere il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro.
Resta infine alta l’attenzione sulle società riconducibili a familiari di Ettore Abramo, detto “Pluto”, già braccio destro di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik, storico capo ultras degli Irriducibili, accusato di narcotraffico internazionale e ucciso nel 2019.