Nuovo servizio

Al Bambino Gesù un ambulatorio per l’uso digitale problematico

Il servizio partirà il 3 ottobre nella sede di Baldelli. Visite su prenotazione al CUP 06.68.18.1, con prescrizione specialistica.

Al Bambino Gesù un ambulatorio per l’uso digitale problematico

Smartphone usati fino a tarda notte, videogiochi e social network capaci di assorbire gran parte della giornata, difficoltà a disconnettersi e progressivo allontanamento dalle attività consuete e dalle relazioni. Sono alcune delle situazioni affrontate dal nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali.

Il servizio si occuperà anche delle nuove modalità di relazione con l’intelligenza artificiale, quando adolescenti affidano alle chat conversazionali problemi personali, decisioni importanti o momenti di sofferenza psicologica. Le prime visite sono fissate per sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13, nella sede di Baldelli. L’ambulatorio sarà attivo ogni settimana e rivolto a bambini e ragazzi per i quali smartphone, tablet, computer, videogiochi, social network o altre attività online interferiscono in modo significativo con la vita quotidiana.

Quando l’uso del digitale diventa problematico

Il rapporto con le tecnologie inizia sempre prima. Secondo i dati di Save the Children, in Italia utilizza ogni giorno lo smartphone il 32,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni, quasi il doppio rispetto al 18,4% rilevato nel 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre tre ragazzi su cinque, pari al 62,3%, possiedono almeno un account social. L’uso problematico dei social riguarda già circa il 15% degli undicenni e raggiunge il 20,5% tra le ragazze di 13 anni.

La permanenza prolungata online, tuttavia, non equivale automaticamente a una dipendenza. A essere determinanti non sono solo le ore trascorse davanti allo schermo, ma la possibilità di controllarne l’utilizzo e le conseguenze sulla quotidianità. Il campanello d’allarme scatta quando bambini e adolescenti non riescono a ridurre o interrompere l’attività digitale nonostante gli effetti negativi, con ripercussioni su sonno, rendimento scolastico, rapporti familiari e sociali, sport e tempo libero.

Tra i segnali da osservare ci sono la ricerca costante del dispositivo, l’irritabilità o l’agitazione quando non è disponibile, il progressivo abbandono delle altre attività e il bisogno di trascorrere sempre più tempo online per ottenere lo stesso livello di gratificazione. Un ulteriore fattore può essere la FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, ovvero il timore di essere esclusi o di perdersi qualcosa quando non si è connessi.

Bambini e adolescenti sono particolarmente ricettivi alle ricompense immediate. Notifiche, contenuti sempre nuovi e reazioni ai post creano una successione di attese e gratificazioni rapide, che può indurre a controllare di continuo il dispositivo. In una fase in cui i circuiti cerebrali della ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione, interrompere attività molto gratificanti può risultare più difficile.

Non esiste solo la gratificazione dello schermo

Per questo non è sufficiente vietare o togliere lo smartphone. L’obiettivo è aiutare bambini e ragazzi a trovare un equilibrio tra le attività digitali e altre esperienze in grado di offrire interesse, piacere e soddisfazione. Raggiungere un risultato nello studio o nello sport, imparare a suonare, disegnare, cucinare o costruire qualcosa, fare movimento, stare all’aperto, coltivare amicizie e condividere tempo in famiglia richiede più pazienza della gratificazione immediata di uno schermo, ma favorisce autonomia e capacità di autoregolazione.

Anche la noia può avere un ruolo positivo: senza stimoli continui possono svilupparsi fantasia, creatività e nuovi interessi. Le relazioni restano centrali. Sempre secondo Save the Children, più di otto ragazzi su dieci si dicono soddisfatti o molto soddisfatti delle proprie amicizie e circa l’80% esprime lo stesso giudizio sul rapporto con i genitori.

«I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate – spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù – Il compito degli adulti è aiutarli a scoprire che esistono anche forme di piacere che richiedono più tempo ma lasciano qualcosa di più duraturo. Un abbraccio, una carezza, una parola di incoraggiamento, sentirsi ascoltati e riconosciuti possono offrire una gratificazione almeno paragonabile a quella di un like, ma più duratura. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile».

Quando l’intelligenza artificiale diventa un interlocutore

Tra i fenomeni più recenti c’è anche il rapporto degli adolescenti con l’intelligenza artificiale. Un’indagine di Save the Children sui giovani tra 15 e 19 anni rileva che quasi uno su tre utilizza l’IA ogni giorno. Il 41,8% dichiara di essersi rivolto a questi strumenti quando si sentiva triste, solo o ansioso, mentre circa il 42% li ha consultati per ricevere consigli su decisioni importanti relative a relazioni, sentimenti, scuola o lavoro.

I chatbot possono essere attraenti perché sono sempre disponibili, non giudicano e consentono di affrontare temi difficili da condividere con altre persone. Possono dunque offrire un supporto, ma richiedono cautela quando vengono impiegati in presenza di disagio psicologico o situazioni di rischio.

«Molti ragazzi raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati – sottolinea Vicari – Il problema nasce quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica. L’intelligenza artificiale tende ad accogliere e confermare il punto di vista di chi la interroga, ma non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista».

Il fenomeno si colloca in un contesto di aumento della richiesta di assistenza per problemi di salute mentale tra bambini e adolescenti. Al Bambino Gesù, le consulenze neuropsichiatriche eseguite in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025.

Come accedere al nuovo ambulatorio

«La prima forma di prevenzione è accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie – conclude Vicari – Come criterio educativo prudenziale proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo».

Quando l’uso del digitale diventa difficile da controllare e compromette sonno, scuola, relazioni o altre attività quotidiane, è consigliabile richiedere una valutazione specialistica. «È proprio per queste situazioni che il Bambino Gesù ha scelto di creare uno spazio dedicato», aggiunge Vicari.

Il nuovo ambulatorio sarà operativo dal 3 ottobre nella sede di Baldelli del Bambino Gesù, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma, con un appuntamento settimanale. Per accedere è necessaria la prenotazione al CUP 06.68.18.1 e la prescrizione per una prima visita di Neuropsichiatria Infantile.