LA REPLICA

Caso Ranucci, la squadra di Report: «Mai chiesta la rimozione»

La redazione respinge l’idea di una frattura interna e rilancia: «Alle polemiche risponderemo con le inchieste»

Caso Ranucci, la squadra di Report: «Mai chiesta la rimozione»

«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido e nessuno ha chiesto che venisse rimosso». È la posizione espressa dalla redazione di Report all’indomani dell’ordinanza con cui il tribunale di Roma ha respinto la richiesta di Ranucci di essere reintegrato alla conduzione del programma.

Il giudice ha motivato la decisione richiamando il clima di «profonda frattura» emerso all’interno della redazione. La squadra del programma respinge però la rappresentazione di un gruppo diviso tra «traditori e collaborazionisti» e assicura che alle polemiche risponderà «con le inchieste».

Un impegno condiviso anche dalla nuova co-conduttrice Claudia Di Pasquale, secondo cui dalla decisione del tribunale «non ha vinto nessuno, abbiamo perso tutti». Per questo, ha aggiunto, il programma dovrà essere «più forte e rigoroso di prima».

Ranucci ha accolto il messaggio, osservando tuttavia che «forse potevano mandarlo un po’ prima, e anche in maniera forte». Il giornalista ha poi ribadito la volontà di continuare a battersi: «Mi sento giovane per la pensione».

La redazione ha quindi ricostruito le proposte avanzate nei mesi scorsi: prima l’affiancamento di «due coautori nella gestione del programma», poi la presenza di «due coautori al suo fianco» insieme a un coordinamento della redazione e degli inviati. L’obiettivo, hanno spiegato, era «non lasciarlo solo nel momento più difficile» e mettere la squadra in prima linea a tutela del programma.

Le ipotesi non sono state attuate. La redazione precisa però che le decisioni sulla conduzione sono state assunte dall’azienda e che il proprio impegno è stato rivolto alla difesa dell’autonomia e dell’indipendenza del lavoro. «Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende», sottolineano i giornalisti, ribadendo che il programma non è condizionabile da poteri o gruppi di interesse e che il lavoro è sempre stato collettivo.

Ospite del Rumore Festival organizzato da Fanpage a Roma, Di Pasquale ha ricordato un’estate segnata da «attacchi continui» e da una campagna volta, a suo giudizio, a delegittimare Report e più in generale il giornalismo d’inchiesta.

Nel nuovo ruolo, condiviso con Daniele Piervincenzi, la giornalista ha detto di avvertire ancora di più la responsabilità di difendere il giornalismo d’inchiesta e la storia di Report, costruita in trent’anni di lavoro e attraverso cause vinte. Per rafforzare il controllo sulle inchieste, ha annunciato la creazione di un red team, sul modello della televisione pubblica svedese: un gruppo di tre persone incaricato di svolgere il ruolo dell’avvocato del diavolo.

Da Bologna, dove ha portato in scena lo spettacolo «Diario di un trapezista», Ranucci ha ribadito di rispettare la decisione del giudice. Il giornalista ha ricordato di avere tempo fino a lunedì per rispondere alle tre alternative proposte dall’azienda: il ruolo di vicedirettore al Tg3 o a RaiNews, oppure l’incarico di corrispondente dal Cairo.

«Mi consulterò anche con i legali e vedremo quali saranno le strade più opportune», ha dichiarato. Se non ci sarà la possibilità di continuare a fare il giornalista, ha aggiunto, troverà comunque un’attività legata all’impegno civile e alla difesa delle persone più fragili: «Mi sento giovane per la pensione».