Sicurezza urgente

Aggressione al Pronto Soccorso Vannini, sindacati: sicurezza

Dopo l’aggressione al Pronto Soccorso del Vannini, i sindacati chiedono misure straordinarie e il rinnovo del contratto della sanità privata.

Aggressione al Pronto Soccorso Vannini, sindacati: sicurezza

Le Organizzazioni Sindacali esprimono solidarietà e vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vannini, vittime di una grave aggressione avvenuta durante la notte.

Secondo la ricostruzione, un paziente arrivato al Pronto Soccorso e già sottoposto alle cure necessarie avrebbe improvvisamente manifestato un comportamento violento, aggredendo il personale sanitario e causando ingenti danni alle strutture dell’area di emergenza. L’episodio avrebbe provocato momenti di forte tensione e una situazione di serio pericolo per operatori e utenti presenti.

Ancora una volta medici, infermieri, OSS e operatori sanitari si sono trovati a lavorare in condizioni inaccettabili, esposti a episodi di violenza che nulla hanno a che fare con il diritto alle cure e con il rispetto dovuto a chi garantisce ogni giorno assistenza ai cittadini.

Per i sindacati non si tratta più di fatti isolati: le aggressioni ai professionisti della sanità sono ormai una vera emergenza e richiedono interventi immediati, concreti e non più rinviabili. Quanto accaduto all’Ospedale MG Vannini di Roma impone una verifica sull’efficacia delle attuali misure di sicurezza, soprattutto nelle ore notturne, quando il personale risulta più esposto e vulnerabile.

È inaccettabile, sottolineano le Organizzazioni Sindacali, che chi entra in servizio per curare e assistere le persone debba temere per la propria incolumità fisica. Per questo viene chiesto alla Direzione Aziendale, alla Prefettura e alla Questura di Roma di aprire con urgenza un confronto per adottare misure straordinarie a tutela del personale e dei cittadini.

Tra le richieste figurano il rafforzamento dei sistemi di vigilanza e sicurezza, con una copertura adeguata nell’arco delle 24 ore, la revisione e il potenziamento dei protocolli per prevenire e gestire le aggressioni, nonché ulteriori misure di protezione nelle aree più esposte, a partire dal triage e dagli spazi di prima accoglienza. I sindacati chiedono inoltre piena tutela legale, amministrativa e psicologica per tutti i lavoratori coinvolti.

Le Organizzazioni Sindacali dichiarano di non voler assistere passivamente al ripetersi di episodi capaci di mettere a rischio la salute e la sicurezza dei professionisti sanitari. «L’ennesima aggressione avvenuta al Pronto Soccorso del Vannini è un fatto gravissimo che non può essere archiviato come un semplice episodio di cronaca», affermano Massimiliano Rizzuto di FP CGIL Roma e Lazio, Antonio Cuozzo per la CISL FP Lazio e Alessandro Cammino di UIL FPL Roma e Lazio.

«Medici, infermieri, OSS e operatori della sanità privata svolgono quotidianamente lo stesso lavoro dei colleghi del Servizio Sanitario Nazionale, garantendo le medesime prestazioni, assumendosi le stesse responsabilità e affrontando gli stessi rischi. Eppure, oltre a subire aggressioni sempre più frequenti, sono costretti a convivere con un contratto nazionale fermo da oltre otto anni. Una situazione inaccettabile per professionisti che rappresentano una componente essenziale del sistema sanitario del nostro Paese».

«Mentre i lavoratori della sanità pubblica hanno già beneficiato di tre rinnovi contrattuali, il personale della sanità privata continua ad attendere il riconoscimento economico e professionale che merita. È una disparità ingiusta e mortificante che colpisce migliaia di lavoratrici e lavoratori chiamati ogni giorno a garantire assistenza, qualità delle cure e continuità dei servizi».

«Non si può chiedere sacrificio, professionalità e disponibilità continua a lavoratori che, oltre a essere esposti alla violenza, vedono negati da anni i propri diritti contrattuali. È una vergogna che deve finire. Per questo chiediamo interventi immediati sia sul fronte della sicurezza sia sul rinnovo del contratto della sanità privata. La misura è colma. Rispetto, dignità professionale, tutele e giusto riconoscimento economico non possono più essere rinviati».

Le sigle sindacali avvertono infine che, in assenza di risposte tempestive e interventi concreti, attiveranno tutte le iniziative di mobilitazione e denuncia necessarie a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. «La sicurezza non può essere considerata un costo né un tema secondario. È un diritto fondamentale e una responsabilità precisa delle istituzioni e delle aziende sanitarie garantirla».