Nel procedimento Hydra, la maxi inchiesta condotta dalla Dda di Milano e dai carabinieri del Nucleo investigativo, c’è un sesto collaboratore di giustizia. L’indagine ha portato alla luce un’alleanza tra esponenti di ’ndrangheta, Cosa Nostra e camorra, uniti per gestire affari in Lombardia. Le nuove dichiarazioni potrebbero avere conseguenze anche sulla criminalità romana.
A scegliere di collaborare è Giancarlo Vestiti, 58 anni, originario di Benevento e ritenuto il luogotenente del clan romano dei Senese tra Milano e il resto della Lombardia. Secondo quanto già emerso da alcuni verbali, avrebbe aspirato a diventare il vertice dell’intera organizzazione, il cosiddetto consorzio mafioso costituito dai clan che avevano dato vita al sistema criminale lombardo.
La decisione di Vestiti è stata riferita da fonti legali a margine dell’udienza del processo sulla cosiddetta “mafia a tre teste”, che coinvolge più di 40 imputati, tra i quali lo stesso 58enne. Dopo aver intrapreso il percorso di collaborazione, l’uomo ha anche cambiato difensore. I suoi eventuali interrogatori si aggiungeranno ai verbali raccolti negli ultimi mesi dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, coordinati dal procuratore di Milano Marcello Viola.
Nel frattempo, oltre 60 imputati sono già stati condannati a gennaio nel filone celebrato con rito abbreviato davanti al gup Emanuele Mancini. A marzo, durante un’udienza del procedimento ordinario nell’aula bunker davanti al carcere di San Vittore, era emerso anche il pentimento di Gioacchino Amico, considerato ai vertici del sistema mafioso lombardo per conto dei Senese. Amico ha già sostenuto numerosi interrogatori e ha riferito anche dei rapporti tra i clan e la politica, su cui sono ancora in corso filoni investigativi coperti da segreto.
Nello stesso periodo aveva iniziato a collaborare Bernardo Pace, condannato con rito abbreviato e ritenuto vicino a Paolo Aurelio Errante Parrino, chiamato “zio Paolo” o “il mio padrino”. Quest’ultimo è cugino di Matteo Messina Denaro e viene indicato come presunto capo della componente riconducibile al mandamento di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Pace è stato trovato morto il 16 marzo nel carcere delle Vallette, a Torino, e sulla vicenda resta aperta un’indagine per istigazione al suicidio.
Nel procedimento Hydra, coordinato anche dal nuovo procuratore aggiunto della Dda milanese Roberto Calogero Piscitello, hanno già collaborato William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, indicato come collettore economico a Milano del clan Mazzei di Catania, Saverio Pintaudi, legato alla cosca ’ndranghetista Iamonte, e Francesco Bellusci, 38 anni, ritenuto parte della “locale di Legnano-Lonate Pozzolo”, tra Milano e Varese.
Cerbo è già stato ascoltato nel processo in corso, mentre la deposizione di Bellusci prosegue da diverse udienze. Vestiti era stato arrestato alla fine di maggio, dopo un lungo periodo trascorso ai domiciliari sulla base, secondo gli accertamenti della Procura, di consulenze mediche false. Nei mesi precedenti i pm avevano chiesto per lui l’applicazione del 41-bis, il regime di carcere duro successivamente disposto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Di recente, infine, Vestiti ha deciso di affidarsi ai magistrati e raccontare quanto sa. La scelta comporterà l’avvio del programma di protezione per i collaboratori di giustizia.