Emergono nuovi elementi dall’indagine sull’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Secondo quanto riportato nell’ordinanza a carico dell’imprenditore Valter Lavitola e di Gomes Tavares, alcuni degli indagati avrebbero commentato in carcere gli sviluppi dell’inchiesta.
Durante le conversazioni intercettate sarebbe stata discussa anche la decisione di Lavitola di non rispondere agli investigatori dopo la perquisizione del 4 luglio. «Sanno proprio tutto», avrebbe osservato uno degli arrestati dopo aver appreso le notizie relative alle indagini.
Gli indagati avrebbero inoltre descritto Lavitola come una persona «scaltra» e finanziariamente solida, soffermandosi sulla sua strategia difensiva. Nelle intercettazioni sarebbe comparso anche un riferimento all’imprenditore come presunto mandante dell’attentato.
Uno degli arrestati si sarebbe quindi domandato per quale ragione Lavitola, nonostante le contestazioni, fosse ancora libero. Le dichiarazioni raccolte dagli investigatori sono ora sottoposte alla valutazione dell’autorità giudiziaria.
L’inchiesta riguarda l’attentato avvenuto il 16 ottobre scorso a Pomezia, quando un ordigno esplose all’esterno dell’abitazione di Ranucci.