Dare a bambini e ragazzi con disabilità l’opportunità di provare più discipline, riconoscere quella più adatta alle proprie capacità e trasformarla in un’attività stabile nella vita quotidiana. È questo l’obiettivo di “Lo sport in OPBG, insieme per tutti”, la giornata organizzata nella sede di Palidoro dall’Unità Operativa Complessa Day Hospital Neuroriabilitazione e Attività Sportiva Adattata dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Nel corso dell’iniziativa i giovani pazienti hanno sperimentato calcio a 5, baskin, tennistavolo, tiro con l’arco e calcio balilla, accompagnati dagli operatori dell’ospedale e dai tecnici del Comitato Italiano Paralimpico del Lazio.
Alla giornata hanno preso parte anche alcuni testimonial del mondo dello sport: la nuotatrice paralimpica Domiziana Mecenate, medaglia d’oro agli Europei 2026, il vicecampione italiano di parakarate Valerio Di Cocco e Daniele Garozzo, campione olimpico di scherma a Rio 2016 e oggi medico in formazione presso la Medicina dello Sport del Bambino Gesù.
Particolarmente significativa è stata la testimonianza dell’ex schermidore, che ha lasciato l’attività agonistica nel 2024 a causa di un problema cardiaco. “Lo sport adattato dà tantissimo sul piano umano e delle relazioni. Ai ragazzi auguro di trovare nella pratica sportiva tanti amici e momenti felici che li accompagnino anche nelle difficoltà”, ha detto Garozzo.
L’appuntamento fa parte del progetto “Lo sport proprio per tutti”, destinato a bambini e ragazzi tra i 3 e i 18 anni con disabilità motorie, cognitive o relazionali. Nella sede di Palidoro, grazie a strutture come il campo da basket adattato “L’Isola di Carlo” e le piste per testare gli ausili, un’équipe multidisciplinare aiuta ciascun partecipante a individuare l’attività più adatta, indirizzandolo poi verso gli impianti presenti nel territorio di residenza.
L’accordo tra il Bambino Gesù e il Comitato Italiano Paralimpico prevede un ampliamento dell’offerta fino a 15 discipline adattate. L’obiettivo è coinvolgere 250 pazienti ogni anno e fare in modo che almeno la metà possa proseguire con continuità la pratica sportiva nel proprio territorio.