Valter Lavitola resterà in carcere. Il gip di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dal difensore, l’avvocato Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia. In quella sede l’indagato aveva ammesso di essere il mandante dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci. Anche i pm della Procura di Roma, coordinati da Francesco Lo Voi, avevano espresso parere contrario alla misura alternativa.
Durante l’interrogatorio, Lavitola avrebbe riferito di aver commissionato agli esecutori materiali un’azione con modalità diverse da quelle poi adottate. Il piano iniziale non avrebbe previsto l’utilizzo di un ordigno, bensì quattro o cinque colpi di pistola sparati contro il muro della villetta di Ranucci a Pomezia, centro alle porte di Roma.
Dopo l’attentato dinamitardo dello scorso ottobre, secondo quanto si apprende, Lavitola non avrebbe comunque contestato le modalità dell’azione, ritenendo l’esplosione di un ordigno rudimentale dotata di un valore dimostrativo.
Gli investigatori della Procura di Roma stanno intanto esaminando il cellulare e il computer dell’indagato. L’analisi tecnica dei dispositivi dovrebbe durare alcune settimane e, alla luce dei nuovi elementi, i pm potrebbero convocare Ranucci come persona informata sui fatti. Un’eventuale audizione del conduttore di Report, quindi, potrebbe essere fissata non prima di settembre.
L’ascolto del giornalista sarebbe legato agli sviluppi dell’inchiesta, a partire dalla confessione resa da Lavitola davanti al gip. L’imprenditore avrebbe spiegato di aver commissionato l’attentato dell’ottobre scorso con l’obiettivo di innalzare i livelli di scorta di Ranucci, già destinatario di numerose minacce.
Nel frattempo, gli avvocati dei quattro componenti della banda hanno incontrato i loro assistiti in carcere. I detenuti potrebbero chiedere nei prossimi giorni di essere nuovamente ascoltati dai magistrati titolari dell’indagine.