La figura di “Quello” emerge come l’intermediario tra i mandanti e gli autori dell’attentato avvenuto davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. Gli inquirenti della Dda di Roma stanno concentrando le indagini su questa persona, dopo l’arresto di quattro individui accusati di detenzione e uso di ordigni esplosivi, danneggiamento e minaccia aggravata dal metodo mafioso.
Le indagini rivelano che l’attacco, avvenuto a Pomezia lo scorso ottobre, è stato orchestrato da una rete organizzativa composta da tre livelli: mandanti, intermediario e autori materiali. Gli inquirenti stanno esplorando diverse piste, senza escludere collegamenti con le inchieste di Report o con gruppi criminali.
Secondo l’ordinanza, l’intermediario aveva contatti diretti con Pellegrino D’Avino, arrestato insieme alla moglie Marika De Filippo, e con altri due complici. Il gip ha evidenziato che D’Avino ha avuto contatti con un mandante, il quale, dopo l’attentato, si è offerto di garantire un allontanamento temporaneo per gli esecutori, fornendo anche risorse economiche e strumenti per eludere le indagini.
Inoltre, l’intermediario avrebbe coperto le spalle ai membri della banda, suggerendo loro una versione da fornire agli inquirenti in caso di arresto. Se fosse stato interrogato, Antonio Passariello, l’esecutore dell’attentato e padre di D’Avino, avrebbe dovuto affermare di non essere mai stato a Roma o di essere lì per assistere a una partita della Roma.
Il gip ha anche rivelato che l’intermediario avrebbe garantito supporto economico alla banda, a condizione che non fosse stato coinvolto. Si tratta di un soggetto che stava prendendo misure per proteggersi nel caso di arresti. Ulteriori dettagli potrebbero emergere dagli interrogatori di garanzia previsti nelle prossime ore e dall’analisi di un cellulare rinvenuto durante le perquisizioni, presumibilmente utilizzato per comunicare con “Quello”.