La ricostruzione fornita da Valter Lavitola è stata giudicata «inverosimile» dal Tribunale del Riesame. Lo si legge nelle 31 pagine di motivazioni con cui i magistrati hanno respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla difesa dell’ex editore, detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025 ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci.
Secondo i giudici, la versione dell’indagato non trova riscontro nelle risultanze investigative in almeno tre passaggi. Tra questi figurano il sopralluogo effettuato il 15 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci e il racconto relativo alle modalità dell’agguato, che sarebbe stato concordato con il suo factotum Tavares.
Restano inoltre, secondo i magistrati, omissioni sul movente dell’attentato, per il quale continua a essere considerata possibile una matrice politica. Sulla base di questi elementi, il Tribunale del Riesame ritiene che regga anche l’ipotesi dell’aggravante mafiosa.