Dopo sedici anni di attesa, iniziata nel 2010, il Teatro Valle riapre le sue porte. Roma e l’Italia ritrovano così uno dei luoghi simbolo della propria storia culturale, in un evento di grande rilievo civico, politico e artistico.
Il ritorno alla piena attività è stato reso possibile da un importante intervento di restauro e recupero promosso e finanziato da Roma Capitale e curato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Alla collettività viene restituito un patrimonio con tre secoli di storia, pronto a confrontarsi con il presente come spazio di incontro, riflessione e produzione artistica.
La conferenza stampa di apertura è in programma domani alle ore 12 al Valle. Saranno presenti il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, il sovrintendente capitolino ai Beni Culturali Claudio Parisi Presicce e i vertici della Fondazione Teatro di Roma.
L’appuntamento consentirà di visitare in anteprima il Valle restaurato e di conoscere i dettagli degli interventi realizzati, gli ambienti recuperati, il valore della restituzione del teatro alla città e le linee progettuali e artistiche del nuovo corso. I dettagli per l’accredito stampa saranno comunicati con una successiva nota.
Con l’ingresso del settecentesco Teatro Valle, l’assetto del Teatro di Roma si arricchisce e si completa, sotto la guida del presidente Francesco Siciliano, del Consiglio di amministrazione, del direttore artistico Luca De Fusco e del direttore generale Maurizio Roi. Si compone così un sistema integrato di quattro sale: Argentina, India, Torlonia e Valle, ognuna con una vocazione specifica e complementare.
Nel nuovo progetto, il Valle avrà il ruolo strategico di Casa della Drammaturgia Contemporanea: un centro dedicato alla produzione, alla scrittura e al confronto sul presente, capace di collegare la grande drammaturgia del secondo Novecento alle voci della scena attuale.
La riapertura sarà celebrata domani con La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, spettacolo di Francesco Piccolo in replica fino al 18 ottobre. Il racconto riporta il pubblico alla prima rappresentazione del capolavoro di Luigi Pirandello, andata in scena proprio al Valle il 9 maggio 1921.
Quella serata fu segnata da una reazione tumultuosa e dalle celebri grida di «Manicomio!». Accolta inizialmente con sconcerto, l’opera sarebbe diventata nel giro di pochi mesi un testo fondamentale e di portata monumentale nella storia del teatro.
Francesco Piccolo ricostruisce le ore concitate della prima, le reazioni di Pirandello, dei critici e degli spettatori, e l’impatto di un’opera imprevedibile, nata dagli abissi dell’esistenza dell’autore e concepita nella sua officina creativa.
Tornando nel luogo in cui quella rivoluzione ebbe origine, Piccolo riflette anche su ciò che accade quando un’opera nuova irrompe nel proprio tempo e ne mette in discussione le certezze. La memoria del Valle diventa così materia viva, intrecciandosi con il presente della nuova riapertura.
Riaprire il teatro ripercorrendo la serata che nel 1921 sconvolse la platea significa riaffermare la vocazione di uno spazio non limitato alla custodia del passato, ma pensato come un’agorà in cui la memoria apre nuove domande. È il ponte tra l’eredità pirandelliana della sala e la sua nuova identità di Casa della Drammaturgia Contemporanea.
Il progetto artistico proseguirà per tutta la stagione attraverso nuove drammaturgie, memoria e indagine psicologica, con un’attenzione particolare alle grandi voci femminili e internazionali della scena contemporanea.