Questa mattina le studentesse e gli studenti dell’ITIS Galileo Galilei di Roma hanno occupato l’istituto, interrompendo un periodo di 13 anni senza mobilitazioni di questo tipo.
«Non è una scelta che compiamo alla leggera, ma una risposta necessaria a un’emergenza sociale, politica ed economica che continua a sottrarre futuro alla nostra generazione», afferma il Collettivo Franco Bruni. Alla base della protesta ci sono il rifiuto della riforma degli istituti tecnici promossa dal ministro Valditara, la precarietà, il carovita, il definanziamento dell’istruzione e la crescente militarizzazione della società.
Gli studenti esprimono inoltre solidarietà al popolo palestinese e alle mobilitazioni studentesche in corso in Europa. «Occupare significa riprenderci gli spazi della nostra scuola, trasformandoli in luoghi di confronto, cultura e partecipazione. Dopo 13 anni abbiamo deciso di rompere il silenzio, perché davanti a un futuro che ci viene negato restare indifferenti non è più un’opzione».
«Disobbedire oggi non è una bravata, ma un atto di responsabilità. La nostra generazione non resterà a guardare», prosegue il Collettivo Franco Bruni dell’ITIS Galileo Galilei di Roma.
«Rivendichiamo l’occupazione del Galileo Galilei come un nuovo passaggio del percorso di mobilitazione che da settimane attraversa le scuole romane. Dopo 13 anni, anche il Galilei torna a essere protagonista della protesta studentesca. Dalla Francia a Roma, una generazione sta scegliendo di non rimanere in silenzio davanti a un futuro fatto di precarietà, disuguaglianze e guerre. Ogni scuola che si mobilita rafforza un movimento che cresce, si organizza e alza il livello del conflitto. Il 20 novembre torneremo nelle strade con una grande mobilitazione studentesca».