Protesta in crescita

Protesta dei Tir, blocchi in aumento e primi scaffali vuoti

Gli autotrasportatori preparano la manifestazione a Roma e nuovi presidi nel Lazio, mentre i blocchi rallentano rifornimenti e distribuzione.

Protesta dei Tir, blocchi in aumento e primi scaffali vuoti

La protesta dei Tir contro il caro gasolio si sta estendendo rapidamente nel Sud Italia. Dall’autostrada A1 Milano-Napoli la mobilitazione ha raggiunto il porto commerciale di Napoli, dove sono stati segnalati blocchi agli ingressi, mentre anche alcuni porti siciliani risultano sbarrati.

I disagi aumentano anche sulle strade: si registrano blocchi in Calabria, presidi alle porte di Potenza e in Basilicata, oltre a una manifestazione a Bari davanti alla sede della Regione Puglia. Il presidente Antonio Decaro ha annunciato l’apertura di un tavolo con le altre Regioni del Mezzogiorno, prima di incontrare gli autotrasportatori.

La paralisi sta rallentando la distribuzione delle merci nei supermercati. In alcune province della Campania, tra cui Caserta e Napoli, in diverse aree della Calabria, soprattutto a Catanzaro, e in alcune zone della Sicilia iniziano a comparire i primi scaffali vuoti. A essere maggiormente colpiti sono i prodotti freschi.

Gli autotrasportatori si preparano inoltre a manifestare a Roma e stanno lavorando all’organizzazione di nuovi presidi nelle altre province del Lazio. Cresce intanto l’attesa per l’incontro alla Prefettura di Milano tra il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e le associazioni nazionali di categoria. Nel pomeriggio il ministro incontrerà anche le sigle locali e autonome.

Salvini prova a ridurre la tensione: «Sui camionisti sono sicuro che riusciremo a sbloccare fondi bloccati da troppo tempo, ascoltare le richieste e avviare un dialogo positivo che tolga pressioni su strade statali e autostradali», ha dichiarato. Trasportounito, invece, chiede «il 15% in più sulle tariffe dell’autotrasporto» e avverte: «Sarà blocco totale». Gli autotrasportatori siciliani si dicono comunque «pronti a revocare il fermo».

Sugli effetti della protesta interviene Confcommercio, che lancia l’allarme sul rifornimento dei supermercati. «Una situazione che, se dovesse protrarsi, rischierebbe di compromettere la regolare disponibilità dei prodotti, causando danni economici alle imprese e ulteriori disagi ai consumatori», avverte il vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo.

Secondo le stime raccolte da Confcommercio Sicilia, nei cinque giorni di protesta il fermo delle merci ha prodotto nell’Isola un danno economico complessivo tra 40 e 50 milioni di euro per la grande distribuzione organizzata e per l’intera filiera del fresco legata al commercio.

Anche Confcooperative chiede di «garantire il passaggio dei prodotti deperibili». Confagricoltura sottolinea il rischio che «si butti il cibo», con conseguenze pesanti per le aziende agricole. «Migliaia di prodotti rischiano di rimanere bloccati nelle aziende e andare perduti, mentre gli scaffali dei supermercati rischiano di restare vuoti», afferma il presidente di Confagricoltura Campania, Fabrizio Marzano.

«Profonda preoccupazione» viene espressa dal Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino, tra i prodotti più colpiti dall’agitazione: tonnellate di pomodori non sono state raccolte perché non sarebbe stato possibile consegnarle. Nella Piana di Gioia Tauro, infine, la solidarietà iniziale verso i camionisti sta lasciando spazio alla rabbia dei produttori di kiwi.

«Dopo giorni di solidarietà e comprensione nei confronti dei trasportatori in sciopero, oggi il sentimento prevalente è la rabbia. Perché, mentre le proteste continuano, il kiwi non aspetta, la raccolta non può fermarsi», denuncia Luigi Scolaro, presidente della sezione ortofrutticola di Confagricoltura Reggio Calabria.