Indagini in corso

Ranucci al lavoro su Report, il legale: «È una vittima»

Ranucci resta al lavoro su Report mentre Rai e Comitato Etico valutano il caso Lavitola e le possibili conseguenze.

Sigfrido Ranucci prosegue il lavoro sulla nuova stagione di Report. Il conduttore ne avrebbe parlato anche durante la riunione di ieri con Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai, nell’ambito degli incontri di lavoro continuati anche dopo l’esplosione dell’affaire Lavitola.

Al momento non sarebbe quindi prevista un’ipotesi di passo indietro del giornalista. Non risultano confermate neppure le indiscrezioni secondo cui Ranucci sarebbe pronto a chiedere un risarcimento alla Rai nel caso di un allontanamento dal programma.

La situazione resta delicata dopo la consegna, avvenuta ieri, della relazione del Comitato Etico all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. In Rai prevale il silenzio: il vertice dell’azienda si prenderà alcuni giorni per esaminare il dossier e decidere in autonomia sul futuro di Report e sulla conduzione, mentre prosegue l’attenzione sugli sviluppi dell’inchiesta dopo la conferma del carcere per Lavitola.

Nel frattempo è emerso il malcontento dei vertici Rai per il danno reputazionale arrecato al servizio pubblico, insieme alla preoccupazione per le possibili ricadute della vicenda sulla raccolta pubblicitaria. A questa posizione ha replicato l’avvocato di Ranucci, Roberto De Vita: «Alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia».

Il Comitato Etico ha esaminato eventuali comportamenti in contrasto con i principi deontologici: dai giudizi inviati via WhatsApp da Ranucci su Rossi e sulla Rai, al messaggio vocale relativo alla presenza di mafia e massoneria nell’azienda, fino alla mail riservata di Corsini, nella quale si chiedeva un riequilibrio delle inchieste di Report e che fu inoltrata a Lavitola.

Durante l’audizione, secondo De Vita, «Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte, offrendo elementi fattuali che hanno fugato ogni possibile dubbio in ordine ad infondate e pretestuose ricostruzioni politiche e giornalistiche».

Le tensioni coinvolgono anche il Cda Rai. Per Alessandro Di Majo e Roberto Natale, il punto centrale è verificare se il rapporto tra Ranucci e Lavitola abbia influenzato la scelta di alcuni temi o contenuti di Report. A loro giudizio, spostare il confronto sulle frequentazioni personali, sui commenti critici pubblicati sui social o su condotte estranee alle decisioni editoriali significherebbe entrare in un terreno scivoloso.

Sul possibile impatto sulla pubblicità, i due consiglieri sottolineano che «fin qui Report ha rappresentato un valore per l’azienda». Di parere diverso Federica Frangi: «Indipendenza sì, impunità no. Riservatezza, rapporti di lealtà e correttezza verso l’azienda, i comportamenti verso la redazione e tutela dell’immagine del programma, sono anch’essi aspetti che la Rai ha il diritto e il dovere di valutare». E aggiunge che «il valore del programma non può diventare uno scudo per il comportamento di chi lo conduce».