LE MOTIVAZIONI

Caso Cospito, per i giudici Delmastro agì per fini politici

La Corte d’Appello di Roma ha confermato la pena di 8 mesi per l’ex sottosegretario FdI, accusato di rivelazione del segreto d’ufficio.

Caso Cospito, per i giudici Delmastro agì per fini politici

L’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro avrebbe consegnato al collega di partito Giovanni Donzelli informazioni riservate sul caso Cospito con finalità politiche. Lo sostengono i giudici della Corte d’Appello di Roma nelle motivazioni, depositate nell’agosto scorso, con cui hanno confermato il 20 maggio la condanna a otto mesi per rivelazione del segreto d’ufficio.

Al centro del processo ci sono le dichiarazioni pronunciate alla Camera, nel febbraio di tre anni fa, da Giovanni Donzelli, vicepresidente del Copasir e responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia. Il deputato riferì il contenuto di conversazioni avvenute durante l’ora d’aria nel carcere di Sassari tra Alfredo Cospito, in seguito protagonista di un lungo sciopero della fame contro il regime del carcere duro, e detenuti appartenenti a camorra e ’ndrangheta, anch’essi sottoposti al 41-bis.

Nelle 26 pagine del provvedimento, i giudici osservano che Delmastro, consapevole della pubblicità dei lavori parlamentari, comunicò a Donzelli le informazioni segrete ottenute con insistenza dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in vista dell’intervento che il collega si apprestava a svolgere in Aula. Secondo la Corte, l’imputato ritenne prevalente l’uso politico di quei dati, indipendentemente dal fatto che sapesse se Donzelli intendesse utilizzarli per colpire avversari di partito. Delmastro avrebbe inoltre confidato che il collega li avrebbe riferiti in forma generica, come poi avvenuto. Per i giudici, neppure il fatto che la consegna sia avvenuta in Transatlantico e in vista dell’intervento parlamentare dimostra la buona fede dell’imputato.

Per Delmastro il procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione, come già avvenuto in primo grado. La Corte d’Appello ha però respinto la tesi difensiva secondo cui il ministro e il sottosegretario delegato non sarebbero stati vincolati dal segreto: entrambi, scrivono i giudici, erano parte del procedimento amministrativo e dovevano rispettare la riservatezza sugli atti preparatori alla valutazione del ministro in materia di 41-bis. Tali informazioni non potevano essere divulgate né a soggetti estranei al procedimento né alla persona interessata.

Accertata la natura segreta dei dati, per i giudici la condotta integra il reato contestato. Delmastro, titolare di una delega sugli affari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e, in particolare, sulla Polizia penitenziaria, avrebbe rivelato informazioni relative ad atti e fatti collegati alle funzioni del suo ufficio, destinandole a chi non aveva il diritto di riceverle.

Infine, la sentenza sottolinea che Donzelli era completamente estraneo all’Amministrazione e alla struttura incaricata delle procedure sul 41-bis. Di conseguenza, secondo la Corte, non aveva alcun titolo per ricevere quelle informazioni, nemmeno nell’ambito dell’attività di sindacato ispettivo.